Lo strapotere delle agenzie di rating: quando la finanza detta legge alla democrazia

È giunto il momento di denunciare con fermezza lo scandalo democratico rappresentato dallo strapotere delle tre grandi agenzie internazionali di rating: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch. Queste tre sorelle della finanza globale detengono un monopolio assoluto sul giudizio dei conti pubblici degli Stati sovrani, arrogandosi il diritto di bocciare o promuovere intere nazioni con una semplice lettera dell’alfabeto.
Il meccanismo è tanto semplice quanto perverso: queste agenzie private analizzano i bilanci statali, il debito pubblico, la crescita economica e altri parametri finanziari per assegnare un voto che va dalla tripla A per i Paesi virtuosi fino ai livelli speculativi per quelli considerati a rischio default. Ma chi ha dato loro questo potere? Chi controlla i controllori? La risposta è nessuno, ed è proprio qui che risiede il problema fondamentale di un sistema che mina alla base la sovranità popolare.
Quando una di queste agenzie declassa un Paese, scatena immediatamente un terremoto mediatico con titoli catastrofisti che invadono giornali e telegiornali, creando panico tra risparmiatori e investitori. I mercati finanziari reagiscono istantaneamente facendo schizzare verso l’alto gli spread e i tassi di interesse sui titoli di Stato, costringendo i governi democraticamente eletti a implementare politiche di austerità che nessun cittadino ha votato.
Le battaglie politiche che ne conseguono sono furibonde, con maggioranze e opposizioni che si affrontano sulla credibilità internazionale del Paese, mentre i governi sono costretti a giustificarsi di fronte a giudici non eletti da nessuno. I liberisti applaudono questo sistema come garante della disciplina fiscale, ma la verità è che rappresenta una cessione inaccettabile di sovranità a favore di entità private che rispondono esclusivamente agli interessi della grande finanza anglosassone. La democrazia, i diritti, le libertà non sono questione di contabilità.

AGENZIE RATING