LA TASSA ZUCMAN: LA FRANCIA ALLA GUIDA DELLA RIVOLUZIONE FISCALE CONTRO I SUPER RICCHI

La disuguaglianza economica ha raggiunto livelli insostenibili nelle democrazie occidentali. I miliardari accumulano ricchezze inconcepibili mentre i servizi pubblici soffrono di tagli continui e la classe media viene schiacciata da una pressione fiscale sempre più pesante. In questo contesto esplosivo, la Francia ha deciso di aprire una battaglia storica contro i privilegiati del sistema economico globale, ispirandosi alle teorie dell’economista Gabriel Zucman. La proposta di una tassazione significativa sui patrimoni e sui redditi più elevati rappresenta finalmente una risposta concreta all’arroganza di chi ha sempre goduto di regimi fiscali di favore, mentre milioni di lavoratori onesti versano fino all’ultimo centesimo delle loro imposte.

La genesi della proposta: quando l’economia incontra la giustizia sociale

Gabriel Zucman, brillante economista francese che insegna all’Università di Berkeley (https://gabriel-zucman.eu/), ha dedicato anni di ricerca alla documentazione sistematica dell’evasione fiscale dei più ricchi e delle pratiche di ottimizzazione fiscale che rasentano l’illegalità. I suoi studi, pubblicati in libri fondamentali come “The Hidden Wealth of Nations” e “The Triumph of Injustice”, hanno dimostrato con dati incontrovertibili come i miliardari e le grandi multinazionali utilizzino paradisi fiscali, società offshore e meccanismi contabili sofisticati per sottrarsi al dovere civico di contribuire al bene comune. Nel 2024, Zucman ha pubblicato un rapporto commissionato dal G20 brasiliano (https://www.g20.org/en/tracks/finance-track/taxation) che propone una tassazione minima del due per cento sui patrimoni superiori ai miliardi di dollari, una misura che potrebbe generare tra i 200 e i 250 miliardi di dollari annuali a livello globale. La Francia, con la sua tradizione di pensiero progressista e la sua sensibilità verso l’uguaglianza repubblicana, non poteva restare indifferente di fronte a questa documentazione esplosiva. Il dibattito francese sulla tassazione dei super ricchi si è intensificato dopo che Emmanuel Macron ha abolito l’imposta sulla fortuna nel 2018, una decisione che ha scatenato critiche feroci da parte della sinistra e che ha contribuito al movimento dei gilet gialli. Questa non è semplicemente una misura fiscale: è un atto di giustizia che riafferma il principio secondo cui chi più ha più deve dare alla collettività che ha permesso l’accumulo di quelle ricchezze.

Le resistenze dei privilegiati: quando la ricchezza compra l’influenza

Naturalmente, la proposta ha scatenato l’ira furibonda delle élite economiche e dei loro portavoce mediatici. I giornali finanziari hanno immediatamente lanciato campagne allarmistiche paventando fughe di capitali, delocalizzazioni di imprese e catastrofi economiche. Secondo il World Inequality Report (https://wir2022.wid.world/), il dieci per cento più ricco della popolazione mondiale detiene il settantasei per cento di tutta la ricchezza globale, mentre la metà più povera possiede appena il due per cento. Gli economisti neoliberisti sono stati mobilitati in massa per spiegare che tassare i ricchi significherebbe uccidere la crescita, scoraggiare gli investimenti e punire il merito. Ma queste sono le solite menzogne che sentiamo da decenni, le stesse argomentazioni utilizzate ogni volta che qualcuno osa mettere in discussione i privilegi della classe dominante. La verità è che i miliardari non creano ricchezza: la estraggono dal lavoro altrui, la concentrano nelle loro mani e poi la nascondono in conti bancari svizzeri o lussemburghesi. Secondo le ricerche del Tax Justice Network (https://taxjustice.net/), oltre 10.000 miliardi di dollari di ricchezza privata sono nascosti nei paradisi fiscali, causando una perdita di entrate fiscali globali stimata in 483 miliardi di dollari annuali. I tentativi di dipingere queste persone come benefattori dell’umanità o capitani d’industria coraggiosi sono patetici esercizi di propaganda che servono solo a mantenere lo status quo. La resistenza più pericolosa viene però dall’interno stesso del sistema politico, dove lobbisti ben pagati lavorano giorno e notte per annacquare qualsiasi proposta seria di riforma fiscale.

La dimensione internazionale: coordinamento necessario contro l’evasione globale

Uno degli argomenti preferiti dai difensori dei super ricchi è che una tassazione nazionale sarebbe inefficace perché i capitali si sposterebbero semplicemente altrove. Questo ragionamento rivela la natura intrinsecamente ricattatoria del sistema economico contemporaneo: i ricchi tengono in ostaggio intere nazioni minacciando di portare via le loro ricchezze se osano tassarle equamente. Ma la risposta non può essere la resa incondizionata. La Francia ha giustamente insistito sulla necessità di un coordinamento internazionale, spingendo per accordi vincolanti in sede europea e globale. L’OCSE ha già ottenuto un successo significativo con l’accordo sulla tassazione minima globale delle multinazionali al quindici per cento (https://www.oecd.org/tax/beps/), dimostrando che la cooperazione internazionale è possibile quando c’è volontà politica. Zucman stesso ha proposto nel suo rapporto al G20 un’aliquota minima globale del due per cento sui patrimoni superiori ai miliardi di dollari, una misura che colpirebbe circa 3.000 individui nel mondo ma genererebbe centinaia di miliardi di entrate fiscali annuali da destinare a sanità, istruzione, transizione ecologica e riduzione delle disuguaglianze. L’obiezione secondo cui sarebbe impossibile raggiungere un accordo internazionale è defeatista e serve solo gli interessi di chi vuole mantenere il sistema attuale. Se c’è stata la volontà politica di creare organizzazioni internazionali per proteggere il commercio e gli investimenti, perché non dovrebbe esserci la stessa determinazione per proteggere la giustizia fiscale e sociale? Il Brasile, durante la sua presidenza del G20 nel 2024, ha posto la tassazione dei super ricchi al centro dell’agenda globale (https://www.reuters.com/world/brazil-pitches-global-tax-super-rich-g20-2024-02-22/), dimostrando che il momentum politico sta crescendo.

Gli impatti concreti: redistribuire per ricostruire

Le entrate generate da una seria tassazione dei più ricchi potrebbero trasformare radicalmente le società occidentali. In Francia, secondo le stime dell’Institut des Politiques Publiques (https://www.ipp.eu/), una tassa sui super ricchi potrebbe generare decine di miliardi di euro annuali, risorse che oggi mancano disperatamente al sistema sanitario pubblico, alle scuole, alle infrastrutture e ai servizi sociali. Questi soldi non verrebbero sottratti all’economia: verrebbero semplicemente reindirizzati da conti bancari improduttivi verso investimenti reali che creano occupazione, benessere e crescita sostenibile. Contrariamente alla propaganda neoliberista, i dati storici dimostrano che i periodi di maggiore crescita economica nelle democrazie occidentali hanno coinciso con aliquote fiscali elevate sui redditi più alti. Negli anni cinquanta e sessanta, quando l’economia occidentale cresceva impetuosamente, le aliquote marginali sui redditi più elevati superavano spesso il settanta o ottanta per cento negli Stati Uniti e in Europa. Come documentato da Thomas Piketty nel suo monumentale “Il capitale nel XXI secolo” (https://en.wikipedia.org/wiki/Capital_in_the_Twenty-First_Century), la riduzione sistematica della tassazione sui ricchi iniziata negli anni ottanta non ha portato maggiore prosperità: ha solo concentrato la ricchezza in sempre meno mani mentre la mobilità sociale collassava e le disuguaglianze esplodevano.

La battaglia culturale: smascherare le bugie del neoliberismo

Oltre alla dimensione tecnica e legislativa, la tassa Zucman rappresenta anche una battaglia culturale fondamentale. Per troppo tempo abbiamo accettato passivamente la narrazione secondo cui i ricchi meriterebbero le loro fortune e che tassarli sarebbe un’ingiustizia. È tempo di ribaltare completamente questo discorso tossico. Nessuno diventa miliardario solo grazie al proprio talento o al proprio impegno: dietro ogni grande fortuna ci sono lavoratori sfruttati, risorse pubbliche utilizzate gratuitamente, normative aggirate e spesso vere e proprie frodi fiscali. I miliardari della tecnologia non avrebbero costruito i loro imperi senza internet, un’infrastruttura creata con denaro pubblico attraverso la ricerca finanziata dal governo americano. I magnati della finanza non avrebbero accumulato i loro patrimoni senza i salvataggi bancari pagati dai contribuenti durante le crisi, come quella del 2008 che costò migliaia di miliardi di dollari di denaro pubblico. Secondo Forbes (https://www.forbes.com/billionaires/), ci sono attualmente oltre 2.700 miliardari nel mondo con un patrimonio combinato superiore ai 13.000 miliardi di dollari, mentre la Banca Mondiale (https://www.worldbank.org/en/topic/poverty) stima che circa 700 milioni di persone vivano ancora in estrema povertà. È ora di affermare con chiarezza che la ricchezza estrema è immorale in una società dove ancora esistono povertà e bisogni insoddisfatti.

La Francia ha lanciato una sfida storica al sistema economico globale. Sostenere la tassa Zucman significa schierarsi dalla parte della giustizia sociale contro i privilegi di pochi. Questa battaglia sarà lunga e difficile, ma non può essere evitata.

TASSA ZUCMAN E FINANZA