Il debito pubblico italiano ha raggiunto i 2.900 miliardi di euro, cifra che fa impallidire persino i conti della Juventus, ma mentre i bianconeri almeno qualche Champions l’hanno vinta, noi continuiamo a giocare in Serie B economica con la presunzione di essere ancora una potenza mondiale. La spesa pensionistica assorbe il 16% del PIL, percentuale che ci colloca al primo posto in Europa per generosità previdenziale, dimenticando però il piccolo dettaglio che per essere generosi bisognerebbe avere i soldi. Chi sostiene che il sistema pensionistico italiano sia sostenibile vive evidentemente in una dimensione parallela dove la matematica segue le regole della propaganda elettorale anziché quelle dell’aritmetica elementare. Il rapporto debito-PIL del 144% testimonia anni di scelte politiche guidate dal principio del “dopo di me il diluvio”, mentre ogni ministro dell’Economia che si rispetti continua a ripetere il mantra della crescita come se bastasse dirlo per far apparire magicamente punti percentuali di sviluppo. L’età media della popolazione cresce inesorabilmente, i contributori diminuiscono e i pensionati aumentano, eppure c’è ancora chi considera allarmismo parlare di riforma del sistema previdenziale. Gli economisti che minimizzano la situazione sono gli stessi che dieci anni fa consideravano lo spread un indicatore poco rilevante, salvo poi scoprire che i mercati internazionali non leggono i comunicati stampa ottimistici ma guardano i numeri veri. La spesa pensionistica italiana supera quella tedesca di 4 punti percentuali di PIL, nonostante la Germania abbia un’economia più robusta e una popolazione altrettanto anziana, segno che da qualche parte abbiamo sbagliato i calcoli. Continuare a rinviare interventi strutturali significa condannare le generazioni future a pagare il conto di una festa alla quale non hanno nemmeno partecipato. Il tempo delle mezze misure e dei rattoppi è finito: serve il coraggio di dire la verità agli italiani, anche se questa verità non fa vincere le elezioni ma almeno evita di perdere il Paese.