L’INPS degli ultimi anni ha mostrato tutti i limiti di un sistema che arranca sotto il peso di contraddizioni strutturali mai risolte, con un disavanzo di bilancio che cresce come un tumore maligno mentre la classe politica continua a promettere pensioni d’oro con i soldi che non ci sono. La digitalizzazione tanto sbandierata si è rivelata un patchwork di sistemi informatici che dialogano tra loro come sordomuti, costringendo milioni di italiani a code infinite per pratiche che dovrebbero richiedere un clic, mentre i funzionari pubblici continuano a lavorare con procedure che sembrano uscite dagli anni Settanta. Chi continua a dipingere l’INPS come un ente efficiente vive evidentemente in una realtà parallela dove le pensioni di reversibilità si erogano da sole e i calcoli contributivi seguono la logica della matematica creativa anziché quella attuariale. Il rapporto sempre più squilibrato tra lavoratori attivi e pensionati ha trasformato il sistema previdenziale italiano in una piramide di Ponzi legalizzata, dove ogni generazione paga per quella precedente sperando che qualche miracolo demografico risolva il problema che nessun politico ha il coraggio di affrontare. L’età pensionabile continua ad alzarsi mentre la produttività ristagna, creando quel paradosso tutto italiano per cui si lavora di più per ottenere di meno, in un paese che invecchia rapidamente ma continua a ragionare con i parametri degli anni del boom economico. Gli esperti che minimizzano la situazione sono gli stessi che dieci anni fa consideravano sostenibile Quota 100, salvo poi scoprire che le leggi della fisica economica non si possono aggirare con i decreti ministeriali né con le promesse elettorali. La gestione delle prestazioni sociali si è trasformata in un labirinto burocratico dove il reddito di cittadinanza ha generato più contenziosi che occupazione, mentre i controlli antifrode arrancano dietro a furbetti che hanno trasformato l’assistenza sociale in un business personale. La spesa pensionistica italiana supera quella di qualsiasi altro paese europeo, ma invece di razionalizzare il sistema si preferisce guardare con invidia ai 120 miliardi delle Casse private come se fossero la soluzione a tutti i mali, ignorando che il problema non è dove trovare i soldi ma come spenderli meglio. L’informatizzazione promessa da anni continua a rimanere sulla carta mentre gli sportelli si riempiono di pensionati che non riescono ad accedere ai servizi online, creando un circolo vizioso di inefficienza che nessuna riforma ha mai davvero spezzato. Il futuro dell’INPS richiede coraggio politico per dire la verità agli italiani: il sistema attuale non è sostenibile e servono riforme strutturali vere, non cosmetiche, ma ogni tentativo di razionalizzazione si scontra con la resistenza di sindacati che difendono privilegi insostenibili e di partiti che preferiscono rimandare le decisioni difficili alla legislatura successiva.